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La cucina agrigentina

Scritto da R. Falcone - R. Nicotra   

Sarde alla beccafico"Nei dintorni di Agrigento la campagna è splendida... grano, vino e olio in grande abbondanza... frutta magnifica di ogni qualità: arance, limoni, melagrane, mandorle e pistacchi,... ". Così scriveva nel 1770 un celebre viaggiatore inglese, Patrick Brydon, che fu grande estimatore della Sicilia e di quei prodotti che la rendono famosa. La storia agrigentina vede l'avvicendarsi di diversi popoli, ognuno dei quali lascia profumi e sapori legati alla propria cultura gastronomica. Tra i popoli che maggiormente hanno segnato la cucina agrigentina, i greci, gli arabi e i normanni le cui tracce sono presenti anche nelle altre provincie siciliane. Molti nostri piatti di origine arabo - normanna, come la pasta con le sarde e le sarde alla "beccafico", li abbiamo in comune con Palermo, quelli marinari con Trapani e quelli contadini con Enna e Caltanissetta. Ad Agrigento, tuttavia, taluni sapori hanno caratteristiche esclusive: così il cous-cous, piatto tipico arabo, solo qui diventa un dolce grazie all'opera paziente delle Monache dell'Ordine Circestense, dell'antica abbazia di Santo Spirito, le cui ricette sono segrete e, per di più, tramandate oralmente.Il Tempio dei Dioscuri

Già nel V secolo a. C., il filosofo akragantino Empedocle, vissuto nel periodo di maggiore splendore della città, osservava che i suoi concittadini mangiavano come se avessero dovuto morire il giorno dopo. La passione per i cibi, viva anche nella Agrigentum dei romani e poi nella Kerkent degli arabi, si è mantenuta intatta nei secoli e rifulge oggi in quanti operano in gastronomia con professionalità, serietà e fantasia.

Al turista non mancano certo le occasioni per venire ad Agrigento, crocevia di arte e di storia, ed assaporare i prelibati piatti siciliani, frutto di un sapiente gioco inventivo in cui si realizza la sintesi di aromi, colori e sapori. Si tratta di una cucina semplice e genuina, esaltata da aromi quali l’aglio, il "sommo'" origano, il basilico e l'olio d'oliva, ma anche dal buon vino, dalla saporitissima frutta, dai dolci a base di miele e mandorle. Queste ultime, insieme ai pistacchi, ai fichi d'India di Santa Margherita Belice, alle pesche di Bivona, al cantalupo della piana di Licata, all’uva Italia di Canicattì e alle arance Washington Navel di Ribera, costituiscono la peculiare caratteristica della frutticoltura agrigentina.

Molte varietà di verdure vengono utilizzate nella cucina agrigentina: i sedani, i cavoli e i cavolfiori, i cavoli rossi, i carciofi, le insalate, le verdure selvatiche fra cui il finocchietto, la borragine, la cicoria amara e gli asparagi. Il tutto è arricchito da un largo uso di legumi: fave, piselli, fagioli, lenticchie. E come se non bastasse, dalle nostre montagne, ricche di pascoli, provengono delle ottime produzioni di caciocavallo, formaggi freschi, ricotta e formaggio col pepe (a grani). E con questi prodotti nascono delle vere specialità, una lunga serie di piatti caratteristici quali: cavateddri "... ottimo piatto di maccheroni... che non ha rivali nè in candore nè Agrigento - Chiesa di San Lorenzoin delicatezza di gusto... quella qualità può venir preparata solamente a Girgenti... " (W. J. Goethe, martedì, 24 aprile 1787); pasta con le sarde; macco; frascatula; busunata santangilisa; tagano d'Aragona; pasta con fave e ricotta e minestre varie con legumi e verdure; brusciuluni (falsomagro di carne all'agrigentina); brusciuluni di cutini al sugo; agnello o capretto al forno con patate e cipolle; coniglio all’agro-dolce; costolette di maiale e salsiccia.

Mentre la cucina dei primi e dei secondi piatti può essere considerata, in linea di massima, una cucina povera ed essenziale, un curioso contrasto si evidenzia nella varietà e ricchezza dei dolci. Come in tutta la Sicilia, nell’agrigentino si preparano: la trionfale cassata; la cubaita; i cannoli di ricotta; i ricci di mandorla; i ravioli con la ricotta e le sfinge. Nelle festività religiose troviamo: a Pasqua gli agnelli di pasta reale farciti di crema di pistacchio (Favara); per la festa di San Calogero (1° domenica di luglio) le Monache di Santo Spirito preparano le arancine dolci; in occasione della commemorazione dei defunti la frutta di Martorana; il 13 dicembre la cuccia e per Natale mustazzola e buccellati. Infine, da ricordare: i biscotti al latte; i biscotti con sesamo; i biscotti con semi di finocchio; gli svariati pasticcini di mandorle; le paste cosparse di pistacchio; le pastine ripiene con conserve e marmellate di frutta.