In Sicilia
| La cucina agrigentina |
| Scritto da R. Falcone - R. Nicotra |
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Già nel V secolo a. C., il filosofo akragantino Empedocle, vissuto nel periodo di maggiore splendore della città, osservava che i suoi concittadini mangiavano come se avessero dovuto morire il giorno dopo. La passione per i cibi, viva anche nella Agrigentum dei romani e poi nella Kerkent degli arabi, si è mantenuta intatta nei secoli e rifulge oggi in quanti operano in gastronomia con professionalità, serietà e fantasia. Al turista non mancano certo le occasioni per venire ad Agrigento, crocevia di arte e di storia, ed assaporare i prelibati piatti siciliani, frutto di un sapiente gioco inventivo in cui si realizza la sintesi di aromi, colori e sapori. Si tratta di una cucina semplice e genuina, esaltata da aromi quali l’aglio, il "sommo'" origano, il basilico e l'olio d'oliva, ma anche dal buon vino, dalla saporitissima frutta, dai dolci a base di miele e mandorle. Queste ultime, insieme ai pistacchi, ai fichi d'India di Santa Margherita Belice, alle pesche di Bivona, al cantalupo della piana di Licata, all’uva Italia di Canicattì e alle arance Washington Navel di Ribera, costituiscono la peculiare caratteristica della frutticoltura agrigentina. Molte varietà di verdure vengono utilizzate nella cucina agrigentina: i sedani, i cavoli e i cavolfiori, i cavoli rossi, i carciofi, le insalate, le verdure selvatiche fra cui il finocchietto, la borragine, la cicoria amara e gli asparagi. Il tutto è arricchito da un largo uso di legumi: fave, piselli, fagioli, lenticchie. E come se non bastasse, dalle nostre montagne, ricche di pascoli, provengono delle ottime produzioni di caciocavallo, formaggi freschi, ricotta e formaggio col pepe (a grani). E con questi prodotti nascono delle vere specialità, una lunga serie di piatti caratteristici quali: cavateddri "... ottimo piatto di maccheroni... che non ha rivali nè in candore nè Mentre la cucina dei primi e dei secondi piatti può essere considerata, in linea di massima, una cucina povera ed essenziale, un curioso contrasto si evidenzia nella varietà e ricchezza dei dolci. Come in tutta la Sicilia, nell’agrigentino si preparano: la trionfale cassata; la cubaita; i cannoli di ricotta; i ricci di mandorla; i ravioli con la ricotta e le sfinge. Nelle festività religiose troviamo: a Pasqua gli agnelli di pasta reale farciti di crema di pistacchio (Favara); per la festa di San Calogero (1° domenica di luglio) le Monache di Santo Spirito preparano le arancine dolci; in occasione della commemorazione dei defunti la frutta di Martorana; il 13 dicembre la cuccia e per Natale mustazzola e buccellati. Infine, da ricordare: i biscotti al latte; i biscotti con sesamo; i biscotti con semi di finocchio; gli svariati pasticcini di mandorle; le paste cosparse di pistacchio; le pastine ripiene con conserve e marmellate di frutta. |
"Nei dintorni di 
in delicatezza di gusto... quella qualità può venir preparata solamente a Girgenti... " (W. J. Goethe, martedì, 24 aprile 1787); pasta con le sarde; macco; frascatula; busunata santangilisa; tagano d'Aragona; pasta con fave e ricotta e minestre varie con legumi e verdure; brusciuluni (falsomagro di carne all'agrigentina); brusciuluni di cutini al sugo; agnello o capretto al forno con patate e cipolle; coniglio all’agro-dolce; costolette di maiale e salsiccia.