In Sicilia
| Quel che c'è da sapere sui fichidindia! |
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Il fico d'India è presente in America in tutta la Cordigliera delle Ande e nelle Sierre messicane e fu probabilmente introdotto in Europa da Cristoforo Colombo che, di ritorno dalle Americhe, lo porto con sè in Spagna. E' probabile che siano stati i Saraceni ad introdurre questa straordinaria pianta in Italia, nell'827, al tempo dello sbarco di Mazara. Nel nostro paese il fico d'India ha trovato nel mezzogiorno, in Sicilia e in particolare a San Cono, piccolo centro in provincia di Catania, un clima ideale che ne favorisce la crescita anche spontane. La Pianta Appartenente alla famiglia delle Cactacee, il fico d’india (opuntia ficus indica) è una pianta a crescita molto rapida che può raggiungere i 3-5 m. di altezza, le cui radici sono generate dalle foglie carnose (le pale) che si sovrappongono, dando vita alla caratteristica forma di albero senza tronco e senza rami che contraddistingue questo vero e proprio miracolo della natura. I fiori del fico d'India sono ricchi di petali di colore giallo intenso, mentre i frutti dalla forma ovoidale si formano in cima alle foglie e sono ricoperti di spine. La polpa è succosa e contiene numerosissimi semi legnosi. E' uno spettacolo ammirare queste piante, il cui verde intenso, spruzzato dalle mille sfumature di rosso, giallo ed arancio dei frutti, si fonde armoniosamente con il cielo azzurro delle calde giornate siciliane. La coltivazione Il fico d'India è un frutto che attecchisce facilmente e non richiede interventi onerosi. Resistentissimo al caldo e alla siccità (meno alle basse temperature), il fico d'India si moltiplica usando le pale di circa 2 anni di età che si staccano dalla pianta madre, si espongono in pieno sole per cicatrizzarne i tagli e poi si interrano per i due terzi. Per la adattabilità e la resistenza che lo caratterizzano, il fico d'India può essere messo a dimora in qualunque periodo dell'anno, eccettuati i mesi più freddi, anche se è preferibile farlo nel mese di maggio. In fatto di terreno il fico d'India non ha esigenze particolari: si adatta infatti anche a quelli poveri e sassosi. Va innaffiato finchè la pianta non sarà attecchita. Ancora oggi il fico d’india viene coltivato alla stato naturale ed è uno dei pochi frutti sul quale non vengono fatti trattamenti chimici. Una particolare tecnica per ottenere frutti particolarmente grossi e saporiti consiste nell'eliminare dopo la fioritura buona parte dei frutticini allegati Salute Il fico d'India ha un effetto depurativo sull'organismo umano: facilita la diuresi e l'espulsione dei calcoli renali ed evita l'affaticamento renale ed epatico in soggetti che hanno un sovraccarico del lavoro metabolico. II decotto dei fiori secchi, a digiuno, è un diuretico ma anche uno specifico contro il "dolore al fianco". Un cucchiaio di succo di una pala "vergine" (che cioè mai ha messo frutti) darà sollievo nei casi di tosse asinina e pertosse. Angine e tonsilliti, febbri intermittenti, suppurazioni ed accessi si curano mediante una pala spaccata in mezzo ed infornata. Ancor calda verrà applicata nelle parti dolenti, rispettivamente sul collo; sulla milza nel secondo caso; ed infine sull'ascesso suppurato (perché maturi durante la notte). |