Home Tradizioni in cucina La semina

In Sicilia

Links preferiti

La semina

semina01Annata di pira, annata di suspira, annata d'ardichi, annata di spichi - Annata di pere annata di sospiri, annata di ortiche, annata di spighe

Il frumento veniva seminato dall'inizio di novembre e, di solito, fino a Santa Lucia (13 dicembre). Il terreno doveva essere soffice, bagnato dalle piogge che costituivano il fattore più importante. Nei periodi di siccità il frumento non cresceva facilmente. Il grano delle nostre contrade era di tipo duro e di diverse qualità: a prizziusa, u farru niuru, a bufulara, u buscemi, u trentinu, ecc.
Verso gennaio veniva seminata a trimminia, una qualità tardiva di grano che aveva bisogno di poca acqua e cresceva facilmente nei terreni di montagna. Nel mese di giugno si procedeva alla mietitura a mano con la falce; a trimminia veniva mietuta a luglio. Il grano veniva raggruppato in covoni detti regni che, dopo essiccati, venivano ammassati. Poi, con un mezzo agricolo rudimentale fabbricato con tronchi d'albero, detto straula, i covoni raccolti venivano trainati e portati nella cosiddetta aria, precedentemente assulata, dove si pisavanu. La pisatura era la trebbiatura del frumento eseguita per mezzo di muli che pestavano le spighe liberandone i chicchi; poi si spagghiava, cioè il contadino separava le impurità (paglia, frasche e semina03pula) con il tridente, con la pala e con l'aiuto provvidenziale del vento; infine si paliava e si criviava il grano fino a pulirlo bene. Una volta pulito e fatto asciugare per qualche giorno, il grano veniva riposto nei ranali che si trovavano sotto il pavimento delle stanze, negli angoli dei dammusa (volte a padiglione); quando serviva si portava, a cantaru a cantaru o a tumminieddu, secondo le condizioni economiche, per essere macinato nei mulini ad acqua che erano numerosi nel territorio di Leonforte.
Il grano veniva ridotto in farina che si conservava in sacchi d'alona o di pezza perché si mantenesse fresca, dopo averla opportunamente cirnuta ccó crivu per separarla dd canigghia. Generalmente con la farina di trimminia si faceva la pasta di casa e si otteneva un pane scuro ma saporito e sostanzioso.
A can igghia veniva sfruttata ppifari u pastuni agli animali da cortile e il pane ai cani.
semina02Per la semina, generalmente, il proprietario terriero anticipava le sementi ai suoi mezzadri
e ai suoi coloni. Poiché quasi sempre non si sapeva leggere e scrivere, si usava tenere a
tagghia cioè un pezzo di legno dolce su cui venivano segnate con tacche trasversali le quantità di sementi consegnate; le tacche erano più o meno lunghe, a seconda che l'unità di misura usata era u tumminu o u munieddu,per facilità di conteggio al posto della quinta tacca si segnava una «V» e al posto della decima una «X», con evidente riferimento alla numerazione romana. Il legno veniva quindi spaccato nel senso della lunghezza e i segni dei numeri restavano sulle due parti; a matri restava al padrone e l'altra parte la custodiva il mezzadro. Al momento della pisatura il padrone pretendeva la restituzione delle sementi con un rituale particolare: arrivava sull'aia con tutti i pezzi di legno legati alla cintola; ogni mezzadro portava la sua metà di tagghia i cui segni dovevano combaciare ccu a matri.
13